\. (di Federico Centenari)

La svolta digitale travolge – in positivo – il comparto agricolo.

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 nel 2018 vale infatti fra 370 e 430 milioni di euro (+270% in un solo anno!), vale a dire il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup. A beneficiare della spinta digitale sono anche la tracciabilità e la qualità alimentare: sempre sul mercato italiano sono già 133 le soluzioni tecnologiche disponibili e il 44% delle imprese che le ha adottate ha migliorato l’efficienza riducendo tempi e costi.

| L’onda lunga dell’internet of farming (l’agricoltura interconnessa) assicura anche la volata alle startup che propongono soluzioni digitali al settore agricolo e agroalimentare. Se nel mondo le startup sono circa 500, quelle che operano nel campo dell’Agricoltura 4.0 si prendono una fetta pari al 24%, e l’Italia si piazza al primo posto in Europa in quanto a numero di realtà attive. Tuttavia, con “appena” 25,3 milioni di euro di finanziamenti (pari all’1% del finanziamento complessivo), l’Italia appare ancora marginale per capacità di raccogliere capitali.

| A soppesare l’impatto del digitale sulla filiera agroalimentare è un recente studio dell’Osservatorio Smart Agrifood, condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano e dal Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia. Presentato martedì 12 febbraio a Brescia, lo studio offre più di uno spunto per comprendere lo stato dell’arte dell’Agricoltura 4.0, per capire a che punto siamo e dove – con ogni probabilità – andremo.

| Si viene così a sapere che le imprese italiane sono sempre più consapevoli delle opportunità offerte dal paradigma 4.0 (85% delle 766 rispondenti) e utilizzano sempre più frequentemente soluzioni orientate all’Agricoltura 4.0 (55%). Il controllo dei costi di produzione e l’aumento della produzione sono le esigenze più urgenti per le imprese, mentre i fabbisogni legati all’acquisizione, elaborazione e interpretazione dei dati sono considerati importanti ma non ancora prioritari.

| Ancora: il 55% delle aziende dichiara di utilizzare macchinari o tecnologie avanzate per la pianificazione delle colture, la semina, la coltivazione, il raccolto, e fra questi il 45% lo fa da più di cinque anni. E se il 30% degli imprenditori ha meno di 40 anni e un terzo è laureato, stando a quanto emerge dall’indagine l’età e il titolo di studio non influiscono significativamente sull’adozione di soluzioni 4.0. A farlo, al contrario, sono la dimensione dei terreni e dei settori di riferimento: sotto i 10 ettari solo il 25% delle aziende adotta soluzioni 4.0, contro il 65% di quelle sopra i 100 ettari. In crescita anche l’interesse per l’applicazione delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger nella filiera alimentare.

| Dal 2016 al 2018 sono stati 42 i progetti internazionali e italiani mappati (più che raddoppiati nell’ultimo anno). Si tratta di iniziative che, nel 24% dei casi, trovano applicazione in diversi ambiti, nel 21% sono dedicate alla filiera della carne, nel 17% all’ortofrutta e nel 10% al cerealicolo. Nel 50% dei casi è stato riscontrato un forte ruolo guida da parte degli attori della distribuzione e della trasformazione.

| “L’innovazione digitale – è il commento di Filippo Renga e Andrea Bacchetti, Direttori dell’Osservatorio Smart AgriFood a margine della presentazione della ricerca – è una leva strategica per il settore agroalimentare italiano, in grado di garantire maggiore competitività a tutta la filiera, dalla produzione in campo alla distribuzione alimentare, passando per la trasformazione. Il successo delle imprese agricole passa sempre di più dalla capacità di raccogliere e valorizzare la grande mole di dati che si genereranno, soprattutto per ottenere il controllo dei costi e l’aumento della qualità della produzione”.

| Attenzione, però: “Va evidenziato – avvertono Bacchetti e Renga – che tra gli attori del settore emerge ancora poca chiarezza su come sfruttare queste opportunità; un segnale che serve investire nella creazione di sane competenze, al di là delle mode”.